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| Pittori di frontiera | |
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Per informazioni rivolgersi a: Associazione
LUMEN |
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Prefazione Progettare,
programmare, commissionare e dare alla stampa una ricerca sulla pittura
quattro-cinquecentesca che arricchisce per lo più le aree sublacensi e
carseolane sarebbe stato un progetto intelligente e mirato, perfettamente in
linea con gli scopi che la nostra associazione LUMEN ha nel suo statuto.
Purtroppo non è stato così. Abbiamo solo dato una mano per la stampa, solo un
incoraggiamento e una mano all'autrice, a fatiche praticamente concluse. Ci
consola che quel poco che potevamo fare lo abbiamo fatto in modo pratico e
tempestivo, augurandoci che possano essere sempre queste le caratteristiche di
ogni nostro intervento. "Non omnes arbustae juvant", tuttavia Desiderio ed i suoi compagni non sono delle povere tamerici, specialmente per noi e per i nostri antichi che, non potendosi permettere di invitare Botticelli, Pinturicchio, Antoniazzo Romano o qualche altro degli innumerevoli artisti toscani, umbri e romani occupati nei palazzi e nelle chiese delle capitali di allora, seppero scegliere e accontentarsi. Quanto vorrei che fossimo noi capaci almeno di conservare! Anche per questo il lavoro attento ed appassionato della Nardecchia risulta un insperato apporto. Personalmente
credo di essere uno dei pochi se non l'unico a ricordare Desiderio come il primo
pittore sentito nominare, chierichetto, nella vecchia sacrestia di S. Giovanni
Decollato a Roviano. Sentii fare il suo nome da Carlo Nardoni (ricordato nel
cap.I), che conversava con mons. Sargenti, allora solo "don Mario". Il
nome mi parve un po' strano e forse per questo si incise nella mia memoria,
anche perché Subiaco sapevo bene dove fosse. Mi meravigliai un po' quando non
lo ritrovai nella Storia dell'arte studiata a scuola. Ora non mi pare vero di
fare qualcosa per un libro su di lui. Parroco di Pietrasecca trovo ricordati e studiati nel volume gli affreschi da poco scoperti e restaurati nella chiesa di S. Maria delle Grazie; anche qui il primo nome ipotizzato è stato lui, Desiderio, invece l'autrice indica uno dei suoi collaboratori; il cosiddetto Maestro di Cori sarà anche più bravo, "amicus Desiderius sed magis amica veritas"! Già ad una prima lettura del testo colpisce la ricchezza delle informazioni di carattere pittorico e storico, l'abbondanza ad esaurimento delle annotazioni, con stile più tedesco che locale; personalmente ho trovato l'opera anche divertente, ma dubito che capiterà ad altri. Quello di cui sono certo è che molti ricercatori scopriranno una fonte chiara ed aperta per ambiti più allargati di quanto il titolo lasci immaginare. Per questo e per altre considerazioni che risparmio, ritengo un onore per l'Associazione LUMEN l'aver parte in meritis ed il simbolo in copertina. I nostri ringraziamenti più vivi a Paola che ce ne ha dato la possibilità. Il Presidente dell' Associazione Culturale LUMEN don Fulvio Amici
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Presentazione Il
complesso mondo gravitante sul confine tra Stato della Chiesa e Regno di Napoli
è stato troppo a lungo ignorato dagli studi geografici, storici ed artistici.
Solo in questi ultimi anni, grazie alle pazienti indagini di uno sparuto gruppo
di ricercatori, si assiste ad un interesse per le aree abruzzesi e laziali
gravitanti lungo la frontiera che da Terracina, attraverso le montagne
abruzzesi, raggiungeva l' Adriatico e la roccaforte di Civitella del Tronto. Una
linea di demarcazione oggetto nel corso dei secoli di numerose piccole
rettifiche, conseguenti a trattative diplomatiche spesso snervanti,
caratterizzata da feudi quali quelli degli Orsini e dei Colonna, a cavaliere tra
i due Stati, e quello dei Boncompagni (Ducato di Sora), nella media valle del
Liri. È merito della dott.ssa Paola Nardecchia avere affrontato questo tema relativamente al campo artistico ed ai secc. XV-XVI (epoca intorno alla quale lo storico confine si andò rafforzando ed acquistò consistenza) grazie ad un sapiente e combinato uso delle fonti archivistiche e bibliografiche, corroborato da una serie di accurati sopralluoghi in varie comunità del Lazio e dell'Abruzzo, che ci auguriamo possano costituire nuove tappe del turismo culturale. La studiosa, seguendo l'attività di alcuni pittori finora poco noti o del tutto sconosciuti, spazia dalla valle dell'Aniene al Fucino, dal Carseolano all'area reatina, arrivando ad esaminare l'attività del cosiddetto Maestro di Farfa a Sermoneta e a Cori. Molte delle opere illustrate sono inedite, a dimostrazione di quanto siano indispensabili specie per le aree periferiche della nostra penisola lavori di catalogazione che, superando l'aridità di certe schede, riportino in luce l'attività di artisti, forse secondari, ma realizzatori di quella koinè figurativa che costituisce, ben oltre i capolavori dei "grandi", la vera ma ignorata ricchezza del nostro patrimonio artistico, più facilmente esposta a danneggiamenti e dispersioni. Gli artisti sembrano non strettamente vincolati ad un'area precisa, seguendo i desiderata di una committenza in primo luogo di carattere ecclesiastico (abbazia di Farfa, monastero di Subiaco, santuario della Madonna dei Bisognosi a Pereto) e, solo in parte, laica (i Maccafani, vescovi dei Marsi e probabilmente gli Orsini; i Caetani di Sermoneta). Tra essi emergono le figure di Petrus e di Desiderio da Subiaco. Il primo risulta attivo ad Affile, Agosta, Cori, Pereto, Subiaco, Trasacco e Trevi nel Lazio, dimostrando di aver recepito i motivi tipici della scuola marchigiana, all'epoca peraltro molto sensibile agli influssi culturali provenienti dal mondo mitteleuropeo. Una matrice formativa di tradizione umbra emerge invece nell'opera di Desiderio, le cui tracce sono presenti a Filettino, Pereto, Roviano e di nuovo Trevi. I due artisti lavorano poi congiuntamente al Maestro di Farfa alla Madonna dei Bisognosi, un santuario in provincia di L'Aquila, frequentato allora da pellegrini provenienti dalle valli dell'Aniene, del Salto, del Turano, dal Fucino e dalla media valle del Liri. Qui spicca nel complesso ciclo di affreschi il Giudizio universale, dal facile ed immediato impatto su fedeli non molto portati alla preghiera. A tale santuario in particolare la studiosa dedica la prima Appendice al volume, ove raccoglie la relativa produzione letteraria dal sec. XVI in poi, segnalando anche le opere perdute o note solo attraverso la tradizione letteraria. Desiderio ed il Maestro di Farfa influenzano anche un altro pittore, denominato Maestro di Cori, attivo nella città lepina nella chiesa di S. Oliva, il cui culto (oggi al centro di studi) si sviluppò ad Anagni, fu rilanciato nel XII secolo e raggiunse le diocesi di confine di Alatri, Veroli ed Aquino. Il Maestro di Cori lavorò anche ad Anticoli Corrado, Filettino, Marcetelli, Oricola, Orvinio, Pietrasecca e Subiaco, mostrando di seguire i toni del Pinturicchio. Un volume, in conclusione, utile non solo per gli storici dell'arte ma soprattutto per quanti indagano le architetture religiose minori, quali ad esempio le cappelle rurali, note nel Quattrocento come cone (termine poi rimasto nei dialetti locali), o il diffondersi dei culti nelle campagne e negli abitati lontani dai centri di potere. Accanto alla devozione per Agata, Caterina d'Alessandria, Cosma, Leonardo di Limoges, Martino, Rocco e Sebastiano, numerosi sono i santi meno conosciuti al grande pubblico quali Anatolia, Chelidonia, Lorenzo Siro, Pietro eremita e Tommaso di Morienna; il loro culto è da mettere in relazione al grande influsso avuto nell'area reatina e nella valle dell'Aniene dalle abbazie di Farfa e di Subiaco. Anche la committenza laica non disdegna i temi sacri e moraleggianti, come dimostrano nel castello di Sermoneta le due stanze affrescate al piano nobile, ora indagate in un contesto ampio di iconografia e di stile. Eugenio Maria Beranger
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